Frammenti, ricordi, annotazioni su Via Gioberti e dintorni di Edoardo Cima

In Cima al Borgo 2

Di Edoardo Cima

La citta’ di Torino è sempre stata riconosciuta ed apprezzata per sobrietà, austerità e razionalità del suo impianto urbano, uniformemente volto a valorizzare l’estetica e nel contempo la funzionalità.

Rientrano in quest’ottica la tinta uniforme verde scuro dell’arredo urbano, dai famosi “toretti” ai pali dell’illuminazione pubblica alle transenne salvapedoni e, non da ultimo, l’armonia estetica dei marciapiedi costruiti con le “lose”.

Eppure a volte non ci si rende conto di come sia facile guastare questa armonia nel nome del progresso. Alcuni importanti viali e corsi non certo periferici sono stati dotati di pali di colore bianco accecante, probabilmente più adatti a città marinare. Ma i guasti maggiori e non reversibili sono stati riservati, a mio avviso, ai marciapiedi di tutta la zona centro. Oggi vituperati, maltrattati e zeppi di cartelli gialli di pericolo “attenzione, marciapiede dissestato…”Eppure cinquant’anni addietro credo che nessuna città in Europa potesse vantare una estensione simile a quella torinese di marciapiedi in lastre di pietra, lavorate e scalpellate a mano e disposte in maniera perfetta ed assolutamente razionale.

Quando gli inverni erano una cosa seria la pietra consentiva di evitare per quanto possibile la formazione di lastre di ghiaccio in conseguenza delle nevicate, restituendo il calore immagazzinato nelle giornate di sole. Purtroppo oggi quella realtà è stata profondamente modificata. Si iniziò alla fine degli anni 80 con l’esigenza di dotare le caldaie degli edifici di grandi griglie di aerazione a livello marciapiede. Queste orribili griglie in acciaio, sovente deformate e croce dei tacchi delle signore torinesi, proliferarono a decine di migliaia, costando la mutilazione di meravigliose pietre del peso di oltre un quintale. Oltre ai tagli ed allo spezzettamento, le successive opere di ripristino, spesso effettuate in maniera frettolosa e con mezzi meccanici forse inadeguati, ne causarono ulteriori spaccature e difetti di allineamento facilmente riscontrabili oggi. Difetti particolarmente insidiosi sopratutto per le persone anziane.

Ma non bastava: ecco arrivare eserciti ben più agguerriti di scavatori per l’installazione di collegamenti degli edifici prima con il teleriscaldamento, poi con i cavi tv e telefonici. Operazioni che proseguono tuttora giornalmente, e che vedono sempre piu’ il degrado di quello che poteva essere un vanto della nostra amata città.

Una ulteriore variazione estetica certo funzionale ma che non si può definire bella è stata causata dall’esigenza di dotare gli angoli delle vie di scivoli adatti all’uso dei mezzi per persone disabili o carrozzelle per bambini, creando angoli in cemento, materiale che nulla ha a spartire con le “lose”.

In moltissimi casi inoltre l’imperfetto allineamento consente alla pioggia di creare dei decorativi laghetto, mi pare non molto apprezzati dai pedoni. E pensare che in quasi tutte le vie centrali, compresa Via Gioberti, i marciapiedi confinavano con la sede stradale non con uno scalino, bensì con uno scivolo formato da piccole pietre di fiume di forma arrotondata, che oggi possiamo ancora vedere in molti cortili, compreso quello di Palazzo Reale.

Non si può avere sempre nostalgia del tempo che fu; il progresso è inevitabile, ma forse un po’ più di attenzione ai valori caratteristici e storici delle nostre vie credo che non guasterebbe

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