Intervista all’amministratore della Parrocchia della Madonna di Pompei  

Di Ermanno Eandi

Al fondo di Via San Secondo, mimetizzata  tra case e palazzi, vi è incastonata una piccola perla, stiamo parlando della Parrocchia della Madonna di Pompei. Agile,  dinamica e ricca di attività, la nostra parrocchia è amministrata da un sacerdote eccezionale, un uomo che seppur molto impegnato nel mondo dell’insegnamento e responsabile di importanti cariche nella Diocesi di Torino, ama profondamente i suoi parrocchiani e svolge con zelo e professionalità il suo incarico. Il prete in questione è Don Luca Peyron, ordinato sacerdote nel 2007 è approdato nel nostro borgo il primo dicembre del 2019.

“Dicono che sono uno che ha l’istinto di vedere quello che manca, la propensione di avere idee… anche bislacche – afferma Don Luca – tendenzialmente sono un fiammifero, mi accendo in fretta e rapidamente mi spengo,  ricordo molto  ma non tengo rancore, ho una buona considerazione di me e sono uno che è amato dal Signore e di questo mi chiedo perché

Secondo lei, perché è amato dal Signore?

Dio è infinitamente buono e ti ama per il fatto stesso che tu esista, ma la sproporzione di quello che mi dà la Sua provvidenza e quello che posso fare per Lui è immensa

Lei prima della vocazione era un avvocato, quali pulsioni hanno fatto scaturire in lei questa scelta?

È razionale. Se capisci che Lui ti chiede una cosa e se credi che Lui esiste e che ti ama, il gioco è fatto.

Le è costato molto abbandonare la sua professione?

A me no, però è costato ai miei genitori che un po’ ne hanno sofferto, a mia sorella, alla mia ex fidanzata e probabilmente ho stupito un po’ di persone. Però, vede, costato è una parola errata,  perché ha una eccezione negativa, perché ogni scelta, se ha un suo senso ha un valore, quindi se ha un valore ha un costo, ma in questo caso ha solo valori positivi.

Dal primo dicembre amministra la Parrocchia, come si trova?

L’inizio è stato drammatico era la domenica che hanno disinnescato la bomba, quindi ho potuto celebrare la mia prima messa, solo alla sera, con un tono minore. Sono rimasto colpito dalla facilità con cui le persone mi hanno accolto, anche se volevano molto bene al mio predecessore,  ma non ho minimamente sentito frizioni di nessun genere e questo è merito dell’intelligenza e la bontà dei parrocchiani da una parte e dall’altra al buon cuore del Signore.

Qual è stata la gioia più grande da quando è qui?

Vedere la disponibilità delle persone ad ascoltare quello che ho dire,  per me il dialogo tramite l’omelia con i parrocchiani è fondamentale e non devo disattenderli.

Come vive questo terribile momento?

Il mio problema più grande è che non so chi chiamare, è da troppo poco tempo che sono qui, vorrei essere vicino ai  miei parrocchiani che stanno soffrendo, ma purtroppo non so chi sono, quindi posso solo rispondere a chi chiama. Per fortuna so che il mio predecessore è rimasto in contatto con molti di loro e gli è vicino. Io l’unica cosa che posso fare è l’apostolato digitale.

Domani, Monsignor Nosiglia, guiderà una liturgia di preghiera e contemplazione dedicata alla Sindone… il suo pensiero?

È una occasione vincente per aiutare i credenti a vivere un momento di preghiera e un momento di consolazione intenso. Nelle precedenti ostensioni, ho condotto numerose persone a contemplare la Sindone e ho visto la reale potenza di quell’immagine nei cuori delle persone, quindi sono contento che questo accada.

 Come si pone da Sacerdote davanti all’emergenza del coronavirus?

Il coronavirus è come il Golgota, che non è stata una trappola messa da Dio Padre sulla strada di Dio Figlio, ma bensì è stato uno strumento attraverso il quale, liberamente Dio Figlio, insieme a Dio Padre e Dio Spirito Santo hanno scelto di amare l’umanità, e quindi penso che il Coronavirus possa essere uno strumento che consentirà all’umanità la possibilità di scegliere di ricominciare ad amare se stessa ed incontrare Dio.

Un messaggio pasquale ai suoi parrocchiani?

Non tornerà niente di quello che era prima, però questa non è necessariamente una cattiva notizia, la resurrezione non ha riportato le cose allo stato che erano prima del Golgota, ma le ha trasformate e le ha rese luminose. La Pasqua non dura un giorno, ma bensì 50.  In questo periodo abbiamo l’occasione per trasformare nel nostro cuore, in luce tutto quello che per quaranta giorni è stato tenebra… approfittiamone.

2 thoughts on “Don Luca Peyron: “a Pasqua abbiamo l’occasione per trasformare nel nostro cuore, in luce tutto ciò che è stato tenebra “”

  1. Buon giorno don Luca,grazie per le riflessioni giornaliere che Lei pubblica.In questo periodo così anomalo dove abbiamo più tempo x riflettere sono per me motivo di arricchimento spirituale.
    Quando torneremo alla normalità mi piacerebbe recarmi nella parrocchia che gli è stata affidata per incontrarla.
    Lei era venuto in biblioteca a Ciriè e in quella occasione ci siamo conosciuti.
    Buona Pasquetta.
    Un abbraccio virtuale.
    Luisella Aghem

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