In Cima al Borgo 3

Di Edoardo Cima

Un  aspetto che oggi pochi ricordano e prendono inconsiderazione concerne l’evoluzione dei traporti al servizio delle piccole attività commerciali e artigianali. Al giorno d’oggi è normale vedere per le vie della città centinaia, se non migliaia di mezzi commerciali intenti ad effettuare consegne a negozi, magazzini, artigiani e piccole realtà industriali. La consegna del materiale ordinato può avvenire in molti casi in poche ore anche da paesi esteri.

Ebbene nel primo dopoguerra e sino ai primi anni ’80 la realtà era ben diversa e questo settore non era così ben sviluppato. Allora i piccoli commercianti egli artigiani si dovevano attrezzare con mezzi propri al fine di approvvigionarsi delle merci. E dei materiali indispensabili alla propria attività- Questo, se da un lato comportava dei costi non indifferenti, dall’altro consentiva un lavoro a molte persone addette.

Per la mia piccola esperienza, dal momento che ho avuto la possibilità di utilizzare praticamente tutti i mezzi a motore  che sono stati impiegati nella nostra attività di ricambistica (STP di Via Gioberti) , mi è grata l’occasione per tornare un po’ indietro nel tempo, là dove affiorano i ricordi permeati di nostalgia.

A 12 anni, non potevo ancora usare i mezzi a motore, per le piccole commissioni nelle vicinanze dell’azienda utilizzavo una simpaticissima bicicletta da trasporto, quella che in piemontese si chiamava “la bici da maslé”: pesantissima, con un grande portapacchi anteriore che poggiava su una piccola ruota, era dotata di un solo freno contropedale e  sudavo sette camicie per superare il cavalcavia di Corso  Sommelier, ma poi in discesa… si salvi chi può. In seguito venne equipaggiata con un motorino ausiliario a rullo il “Mosquito”, ma non venne più utilizzata e fu così che il “Mosquito” asportato e rimontato su una normale bicicletta, divenne il mio primo bolide.

In azienda vi era pure un triciclo con il vano di carico anterioreche sterzava unitamente al manubrio, questo era talmente pesante che al di là di qualche giro in cortile non potei fare altro.

Le esigenti crescenti imposero l’acquisto mezzi più rapidi e con maggiore capacità di carico: ecco quindi arrivare in fiammante autocarro “ITOM” con motore a due tempi di 48 cc. Il grande cassone era posto sulle spalle del conducente, rumorosissimo  e lento, era in grado  di portare grandi carichi, peccato che qualche volta capitò al volenteroso fattorino di incastrarsi al semaforo te due file di auto ferme….

Finalmente, anche perché in inverno non era molto agevole usare mezzi scoperti, arrivò la prima auto dedicata allo scopo, una FIAT 600 multipla beige e marrone, acquistata di terza mano: caldissima d’estate e freddissima d’inverno, aveva il vizio di bollire come una pentola a pressione.

La successiva 600 multipla, bianca con il tetto blu,  acquistata nuova questa volta, funzionava decisamente meglio, prestò un prezioso servizio fino a quando fu resa inservibile  a causa di un tamponamento.

Alla fine anche a causa di restrizioni all’uso professionale di mezzi promiscui, si passò a mezzi più professionali. Ecco  quindi un furgoncino Autobianchi “Bianchina”, a tetto alto, lentissimo a causa del suo piccolo motore, ma capace di trasportare senza apparente fatica anche 6 quintali…

Dopo anni di onorato servizio, gli successe un furgone Citroen 2CV di colore azzurro, estremamente comodo e spazioso, ma tipicamente francese,,,

Negli ultimi anni di attività. Con i fattorini ormai in pensione ed avvicinandosi anche per me la terza età, tornai ai mei primi amori con i ciclomotori di 48cc,  questa volta con motori a due tempi, sì, ma con tre velocità e dotati di ampi portapacchi anteriori e posteriori. A questi mi sono affezionato, li ho mantenuti in vita e li uso a volte tuttora, ricordando tante avventure e… tanti rischi.

L’efficienza delle organizzazioni di trasporto che effettuano consegne a domicilio  ha di fatto cambiato questo modo di lavorare, d’altronde il progresso è inarrestabile.

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