Intervista ad Oreste Soria l’anima del locale

Di Ermanno Eandi

Gavte la nata” letteralmente vuol dire “togliti il  tappo” , ma è un gergale modo di dire  della lingua piemontese che significa  togliersi uno sfizio, togliersi una soddisfazione, e l’espressione è tanto più efficace, quanto più quel desiderio, quel pallino, è rimato insoddisfatto nel tempo. Mai nome è così azzeccato come quello del “Gavte la nata” di Via San Secondo, 30 a Torino, un locale che qualità e cortesia soddisfa i palati dei suoi clienti. Per conoscere meglio caratteristiche intervistiamo Oreste Soria, anima del “Gavte la nata”

  “Questa professione  ha fatto uscire la mia vera indole –afferma Oreste- io amo stare con la gente.  Prima ero un contabile, poi un giorno ho deciso di seguire la mia vocazione e ho abbandonato il grigiore posto fisso e ho realizzato il mio sogno che avevo fin da piccolo e questo mi ha reso felice”

Perché si chiama Gavte la nata?

Cercavo un nome un po’ particolare che incuriosisse e avesse un richiamo alle mie origini. Io sono natio della provincia di Asti, il vino fa  parte della mia cultura e quindi questo nome ci sembrava il più giusto”.

Quali vini propone la vostra cantina?

Abbiamo una vasta gamma di etichette, soprattutto piemontesi, scelte con cura e qualità

Quali sono i punti di forza del suo  locale?

Il più importante è l’accoglienza, la varietà della cucina creata per la pausa pranzo per chi deve mangiare veloce ma con gusto e la disponibilità perché iniziamo al mattino le colazioni e finiamo alla con gli aperitivi

Ha mai pensato di fare delle cene?

Certo! Anzi ai primi di novembre ne faremo una a base di funghi, il nostro obbiettivo e di farne una ogni mese.

Come si trova in Borgo San Secondo?

È un borgo difficile. Siamo qui da due anni, inizialmente non è stato semplice, ma piano piano ci incominciano ad apprezzare. Ringrazio i commercianti della via che ci hanno aiutato.

Se la vita fosse un vino, quale sarebbe?

Sicuramente un Barbera, naturalmente d’Asti, perché è un vino per me  ricco di ricordi, è un vino che profuma di fatica e tradizione, oppure potrebbe essere il Ruché di Castagnole Monferrato perché è vino forte, ricco e pieno di profumi nato per soddisfare palati sopraffini.

Qual è la gioia più bella che le ha dato il suo locale?

Spero che la gioia più bella me la debba ancora dare, però essere ancora qui dopo due anni ci rende felici. Per noi è stata una scommessa e siamo contenti di continuare a lavorare bene.

Progetti per il futuro?

Sono tanti, per realizzarli bisogna fare degli investimenti, ma con la tenacia e la qualità che ci contraddistingue faremo delle belle cose nel prossimo futuro…  veniteci a trovare.

Un ringraziamento?

Ringrazio il mio capo, la mia amica di sempre Ionela Dogaru, che mia ha permesso di realizzare il mio sogno. Ovviamente ringrazio tutti gli amici e i clienti che in questi due anni ci sono stati vicini.

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