Frammenti, ricordi, annotazioni su Via Gioberti e dintorni

Di Edoardo Cima

Nel lontano anno 1929 il centro di Torino, nell’intervallo tra le due guerre, era un formicolio di attività artigianali e commerciali. Così, in quello stesso anno, all’interno di un cortile in Via Massena 5 alcune persone appassionate di meccanica iniziarono a costruire motociclette. Si’, avete capito bene…costruire motociclette in un cortile; tanto poteva la passione e, non da ultimo, la necessità  di avere un lavoro.

L’attività proseguì sino al 1939 quando, all’approssimarsi della guerra e con le restrizioni commerciali (il ferro per la patria…)l e difficoltà di approvvigionamento delle materie prime e dell’importazione di motori, cambi e altri componenti meccanici dall’Inghilterra costrinsero a convertire l’attività di costruttori in quella di rivenditori di ricambi.

I ricambi erano di  ogni genere, dalla bicicletta al trattore. L’attività prosegue quindi nei locali di Via Camerana 16 nella Ditta Linx gestita da due soci. Nel 1950 uno dei soci, intuendo che lo sviluppo imminente dell’auto di massa avrebbe coinciso con un ridimensionamento del mercato ricambi inerente le due ruote, aprì una nuova attività nei locali di Via Gioberti 25 in un palazzo appena ricostruito dopo i gravi danni subiti nel corso dei bombardamenti del 1945,i n quella zona prossima alla stazione di Porta Nuova particolarmente presa di mira.

Da allora l’attività è proseguita ininterrottamente sino al 2010 con fasi espansive, dall’inizio degli anni 60 sino a metà degli anni 80, per poi rimanere stabile sino alla conclusione, causata principalmente dall’evolvere delle tecniche di vendita (grande distribuzione, internet ecc..) e dalle complessità collegata con il continuo proliferare di nuovi modelli sul mercato.

In quei decenni il centro città era l’elemento trainante delle attività commerciali ed artigianali; alle periferie rimaneva solo il vedere espandersi le grandi fabbriche.

 I miei ricordi delle attività prossime alla mia negli anni 60-70 sono significativi: nel cortile di Via Gioberti 23 vi era una falegnameria attrezzata per costruire anche in tempi molto brevi oggetti anche complessi (mobili, scaffalature). All’angolo con Via Montevecchio un calzolaio passava le giornate curvo sul suo banchetto a riparare e risuolare scarpe di ogni genere. In Via Gioberti c’era un forno di panetteria sfornava ogni mattina delizie: indimenticabile quel profumo di buon pane che oggi e’ diventato raro.

Profumo che si mescolava a quello dei pasticcini e dei croissant della pasticceria Uva all’angolo di Via Montevecchio e Via San Secondo: attività che continua ancora oggi ; ed inoltre all’aroma di caffè che proveniva dalla torrefazione posta di fronte, dove l’attrezzo per tostare il prezioso seme, con la sua grande ruota spandeva in tutto il quartiere un aroma irresistibile.

Tutte queste attività erano anche facilitate dalla vicinanza alla Stazione di Porta Nuova; oltre al via vai di viaggiatori, al contrario dei tempi attuali ove centinaia di furgoni percorrono ogni giorno le strade cittadine (con buona pace per l’inquinamento…) per consegnare merci, l’80 per cento delle merci viaggiava su ferrovia. Nel lato della stazione prospicente Via Sacchi grandissimi locali stoccavano migliaia di colli in arrivo ed in partenza.

Nel complesso l’atmosfera in cui si viveva era assai più  serena di quella attuale: la messa della domenica nella Parrochia di San Secondo era un rito irrinunciabile; il “Lei” era d’obbligo ed il calore con cui ci si scambiavano i saluti era veramente autentico .Inoltre, nonostante oggi a parole siamo tutti ecologisti, in quegli anni era veramente difficile veder persone che buttavano a terra per strada cartacce, immondizia, o mozziconi a raffica.

Gli anni 80 sono poi stati anni di transizione: l’avvento della grande distribuzione ha costretto alla chiusura tante piccole attività (fruttivendoli, drogherie ecc..) Lo stesso mercato rionale di San Secondo si è  negli anni impoverite sino quasi a scomparire. I grandi, signorili alloggi appartenuti a famiglie benestanti sono rimasti a lungo inutilizzati o trasformati in magazzini.

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